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Martedì 12 Febbraio 2008

Si rinnova anche quest'anno uno degli appuntamenti ormai classici del mondo sportivo romano. Domenica mattina alle 12,45 i Circoli Canottieri di Roma e Lazio si ritroveranno sulle acque del Tevere per disputare il XXXI derby capitolino di canottaggio. Nato da una disputa calcistica tra canottieri, la prima edizione risale al marzo del 1978. Nel percorso di 1.500 metri, che va da Ponte Duca d'Aosta fino all'altezza del Circolo laziale, lo scorso anno fu la Roma a primeggiare, anche se poi, nel computo totale, i biancocelesti hanno vinto in tredici occasioni, mentre i giallorossi solamente in undici.
L'evento è vissuto in maniera molto seria sulle sponde del Tevere e lo si può facilmente intuire ascoltando le parole di due grandi veterani di questa sfida, il biancoceleste Andrea Paolucci ed il giallorosso Bruno Mascarenhas. «Lo scorso anno abbiamo perso - esordisce l'atleta laziale, che domenica disputerà il suo decimo derby remiero - e ancora la cosa non mi è andata giù, nonostante debba ammettere che l'equipaggio romanista era probabilmente superiore. Quest'anno ci siamo rinforzati, ci stiamo allenando tantissimo e daremo loro filo da torcere per riportare qui da noi "l'insalatiera", il nome con cui chiamiamo il trofeo in palio». «Non credo che sarà un'impresa facile ripeterci - risponde Mascarenhas, medaglia di bronzo all'Olimpiade di Atene 2004 - il derby rappresenta l'evento più importante di tutto l'anno per il Circolo e ci teniamo moltissimo ad arrivare primi anche domenica».
Non solo grande voglia di vincere accompagna questa gara, ma anche un sano spirito di goliardia e di ironia, caratteristica tipica dell'ambiente romano. «Una volta il nostro presidente, - ci racconta sorridendo Paolucci - dopo una vittoria ha regalato dei portachiavi a forma di lumaca all'equipaggio giallorosso, mentre in un'altra occasione furono delle tartarughe d'argento ad essere recapitate presso la sede dei perdenti». «C'è sempre grande sportività durante e dopo questa manifestazione - conferma l'atleta romanista - e le prese in giro sono una parte integrante del derby. E' uno dei motivi per cui nessuno vuole perderlo. Chi arriva secondo è destinato ad un intero anno di sfottò».
Un evento come questo, che trae origine da una disputa calcistica, rende obbligatoria la domanda sulla fede dei due ragazzi. «Tifo Roma» ci dice con soddisfazione Mascarenhas e anche Paolucci conferma che il suo cuore batte per i colori biancocelesti, ma non è un obbligo, rivelando che «in passato abbiamo avuto anche dei presidenti del Circolo che tenevano per la squadra giallorossa. Molti dei soci tifano Totti e compagni». La tradizione vuole che il vincitore del derby offra al perdente una cena e sembra che entrambi i Circoli stiano già preparando il menù.

di FRANCESCO LANNA

 
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