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Domenica 24 Febbraio 2008 |
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LATINA - Le Olimpiadi di Pechino sono dietro l'angolo. Eppure a Sabaudia gli equipaggi italiani di canottaggio e canoa spesso sono costretti ad allenarsi al chiuso perché non possono scendere in acqua. Causa: il sovraffollamento del lago di Paola. In parole povere sono stati "sfrattati" dagli equipaggi stranieri che scelgono il bacino lacustre della città pontina per gli allenamenti in vista di mondiali e olimpiadi. Il numero di atleti e di allenatori è diventato eccessivo e il lago comincia ad andare stretto. Soprattutto perché ogni giorno sgomitano per contendersi corsie d'acqua canottieri e canoisti italiani, bielorussi, tedeschi, ungheresi, finlandesi. Non è il caso di sollevare casi internazionali e aprire crisi diplomatiche ma una regolamentazione serve e sono in molti a sollecitarla. Da un lato il portavoce del comitato Molella-Palazzo-Mezzomonte, Enzo Cestra, lamenta la mancata regolamentazione dei percorsi di allenamento e invita a trovare una soluzione per evitare che le delegazioni di atleti stranieri, che soggiornano presso le strutture ricettive cittadine, si spostino altrove con ripercussioni negative sull'economia locale. Dall'altro il Comune di Sabaudia corre ai ripari e organizza un tavolo di concertazione attorno al quale siederanno tutte le parti interessate per addivenire finalmente a una regolamentazione dell'afflusso degli atleti sul lago. Cercando di salvare capra e cavoli. Cercando di non disperdere il cosiddetto "turismo invernale" delle delegazioni di atleti che soggiornano in città e garantiscono un certo indotto e assicurando a canottieri e canoisti italiani la possibilità di allenarsi in tranquillità e al meglio. Non si possono rischiare brutte figure olimpiche per un lago troppo affollato. Perché va bene tutto, i valori universali dello sport ci trovano concordi ma pure il medagliere azzurro a Pechino ha il suo peso.
di EBE PIERINI
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