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Lunedì 07 Aprile 2008

LONDRA - Per cinquanta chilometri e quasi otto ore è stato un tiro al bersaglio. La fiamma olimpica, in tutta la sua storia, non è mai stata così attaccata e contestata come ieri, attraverso le strade di Londra, dove oltre duemila poliziotti e un piano di sicurezza da un milione e mezzo di euro non sono bastati a tenere a bada centinaia di manifestanti pro Tibet che hanno tentato in tutti i modi di spegnere il sacro fuoco dei Giochi.
Scontri e arresti nel cuore della capitale, imbiancata da una nevicata fuori stagione, hanno trasformato la marcia degli 80 tedofori in un percorso a ostacoli. A ogni angolo gruppi di oppositori del governo Cinese, solidali con i monaci tibetani, cercavano di interrompere la marcia della torcia. Iniziata alle 10.30 di mattina dallo stadio di Wembley e terminata alle 18 alla O2 Arena, vicino a Greenwich, con un bilancio di 36 fermi.
Il percorso, inaugurato da sir Steve Redgrave, cinque volte campione olimpico di canottaggio, ha subito i primi assalti nei chilometri iniziali, quando la presentatrice della Bbc Konnie Huq si è vista quasi scippare la fiamma da un uomo sbucato dal nulla, che ha perforato i tre cordoni di sicurezza intorno al tedoforo. I poliziotti, però, lo hanno atterrato immediatamente. Poco dopo, all'altezza di Holland Park, due manifestanti, Martin Wyness e Ashley Darby, hanno tentato di spegnere il fuoco con un paio di estintori. Ma anche in questo caso la prontezza degli agenti ha evitato il peggio. Eppure i due sono diventati gli eroi della giornata. Prima dell'assalto avevano anche rilasciato una dichiarazione: «Non siamo contro il popolo cinese, ma contro il brutale regime che li governa. La Cina non ha diritto di far passare la fiaccola da Londra».
All'una in punto il premier Gordon Brown ha accolto la torcia olimpica a Downing street per la foto di rito. Ma non ha voluto prenderla in mano, quasi in segno di rispetto per il Tibet. Solo il giorno prima, però, aveva ribadito che non boicotterà i Giochi e che sarà presente alla cerimonia di apertura a Pechino in agosto. Una posizione condivisa anche dal leader dell'opposizione David Cameron, ma non dai Liberal Democratici di Nick Clegg.
Di lì a pochi minuti gli scontri più violenti a Trafalgar square, dove le fazioni pro Cina (arrivate dalla vicina Chinatown) si sono trovate di fronte ai militanti del free Tibet. E' quasi stato il caos. In un primo tempo si pensava che l'ambasciatrice cinese Fu Ying, fosse fuggita per timore di un attentato, invece aveva solo cambiato all'ultimo momento il tratto del suo percorso e ha portato la torcia nel più sicuro quartiere cinese, invece che vicino al British museum, dove sono piovute bombe di farina. Altri momenti di tensione a Fleet street (l'ex via dei giornali) dove un tedoforo è stato costretto a prendere il bus per sfuggire ai contestatori e poi quando la fiaccola ha improvvisamente sbagliato strada ed è dovuta tornare indietro tra i cordoni di agenti.
Il ministro delle Olimpiadi Tessa Jowell ha dichiarato che sarebbe stato un grosso errore, nonostante le proteste annunciate, rinunciare al passaggio della torcia: «In Gran Bretagna difendiamo il diritto di manifestare pacificamente. Infondo è quello che abbiamo visto oggi. Non ci sono state violenze». E c'è chi, come l'esperto di sicurezza di Sky News, Steve Park, ha fatto notare che allo stadio, dopo un match di Premier league, si finisce con un numero maggiore di arrestati. Ma gli agguati alla torcia per le strade di Londra hanno senza dubbio avuto una eco straordinaria. Il mondo guardava e il governo cinese ha prontamente condannato gli attacchi al simbolo Giochi. 

di DEBORAH AMERI

 
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