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UMBRIA - La nazionale uzbeca fa stretching sotto un vecchio pino. Accanto, un allenatore turco scruta le increspature del lago, passeggia lungo la riva, e non smette di fissare il suo cronometro, batteria dopo batteria. Per il canottaggio di mezzo mondo, il memorial Paolo D'Aloja, partito ieri al centro nautico di Piediluco, è tappa fondamentale prima di Pechino 2008. Per la nostra nazionale lo è di più. Gli azzurri hanno vinto tutte le precedenti ventuno edizioni, e non intendono perdere la buona abitudine proprio quest'anno. Dopo Piediluco, ci sarà Poznan, in Polonia, a giugno, ad appena due mesi dall'inizio dei giochi olimpici, ma probabilmente lì i migliori giocheranno a nascondersi. Sono venti le nazionali che solcheranno le acque ternane nel corso dell'weekend. Dovevano essere ventidue, ma Serbia e Israele hanno dato forfait all'ultimo momento. In tutto, scenderanno in acqua duecentonovanta atleti, distribuiti su centotrentatre barche diverse. Il primo start delle batterie è scoccato ieri pomeriggio, alle 16 in punto: un doppio maschile al quale partecipavano due equipaggi azzurri, uno belga, e uno olandese. Vincono i nostri: è iniziata bene, e un bell'applauso, dalle tribune, lo fa notare. Intanto, un lungagnone biondo con la muta portoghese indosso torna dalla seduta di footing. Passa davanti a un gruppo azzurro alle prese con la manutenzione delle barche. Un'occhiata di sfuggita, e via. «La nostra squadra, in generale, è in buona salute - dice il direttore tecnico italiano, Andrea Coppola - abbiamo cinque equipaggi qualificati per Pechino, e crediamo che quattro di loro siano da finale, forse anche da medaglia. Poi a Poznan proveremo a qualificare altri due equipaggi: un doppio senza e forse anche l'otto. Qui a Piediluco - prosegue Coppola - i nostri avversari sono venuti a tastarci il polso. Soprattutto Olanda (terribile il quattro senza dei tulipani) e Irlanda, sono decisamente in buone condizioni. Tutto ciò aumenterà il tasso tecnico della manifestazione». «L'impegno che ha assunto Andrea (Coppola) è complicatissimo - aggiunge Gegè Maisto, penna storica del canottaggio italiano, che riceverà stasera a Villalago il premio Mercanti - è arrivato da appena due anni. Però il problema è che il canottaggio italiano vive un momento delicato: è uno sport che non da nient'altro se non la medaglia». Lo sanno bene Andrea e Armando, quarant'anni in due, enfant prodige del remo di casa nostra. Loro due, alias la coppia "Caianiello - Dell'acqua", lo scorso anno vincevano il D'Aloja nel due senza pesi leggeri, e vogliono riprovarci. «Vinciamo il memorial anche quest'anno - dice Armando - e poi puntiamo alla coppa del mondo. I più forti sono gli olandesi, ma li conosciamo, possiamo farcela». A vedere come s'accendono i loro occhi quando parlano di gare, pare proprio che a entrambi le medaglie bastino, e come. Poche parole, Andrea e Armando entrano in palestra: è ora di mettersi al lavoro. Dentro, tra pesi e addominali, si respira l'atmosfera del lavoro. «Ora no, niente interviste - dice una giovane allenatrice - siamo in pre-gara». Chi ha già corso, invece, scherza: «Sei dell'antidoping, con quel taccuino?!... Beh comunque fino a domenica non si parla, è una questione scaramantica». Le batterie scorrono a ritmo serrato. I bimbi scout, sulle rive del lago, fanno a gara per recuperare i numeri metallici appesi alle imbarcazioni che arrivano alla boa dei duemila metri, e poi li riportano alla partenza. La carovana "quasi olimpica" s'è piazzata a Piediluco, e pare trovarcisi bene. «Sono tanti - dice la signora che gestisce il bazar dei gadget - quest'anno le squadre invitate sono molte di più che lo scorso anno, e si vede. Anche se, a dire il vero, le comitive straniere non si portano dietro tantissimo pubblico, quando ci sono gare italiane, invece, genitori, parenti e amici creano un bel movimento. E poi gli italiani spendono di più». Intanto, una ragazza portoghese si ferma al bazar, vuole la felpa con sopra la scritta Italia, un ricordo. «Ho fatto fare anche le magliette con il simbolo del D'Aloja - dice la signora che gliela vende - ma non vanno un granché. Comunque, speriamo bene. Certo,questo cielo scuro non c'aiuta». Il sole fa capolino dietro i nuvoloni. Un gruppo di quattro ragazzi egiziani passeggia tra le vie del centro di Piediluco, guardano i souvenir e fanno spesa. Saranno venti mila, secondo una stima - piuttosto ottimistica - del Comune, i visitatori che arriveranno in città nel corso dell'weekend. Speriamo bene. Oggi saranno di nuovo batterie, e domattina, alle 8 e mezzo, toccherà alle finalissime.
di FEDERICO FABRIZI
LATINA - Il Memorial Paolo d'Aloja di canottaggio è giunto alla sua 22ª edizione e si conferma una vetrina di lusso per il canottaggio internazionale che sul lago di Piediluco (Terni) celebra l'apertura della stagione che quest'anno avrà il suo clou ad agosto con le Olimpiadi. Tutte le precedenti edizioni sono sempre state vinte dall'Italia. Alla manifestazione, aperta alle categorie seniores, pesi leggeri e juniores, sono iscritte venti nazioni per un totale di 177 barche e di quasi 400 atleti; insieme all'Italia, che oltre ad una squadra Nazionale composta di 56 equipaggi ne presenterà anche 14 in rappresentanza di club, saranno al via: Albania (2 equipaggi), Algeria (8), Belgio (5), Cile (3), Croazia (2), Repubblica Ceca (1), Egitto (9), El Salvador (1), Germania (4), Irlanda (5), Lituania (9), Olanda (6), Norvegia (7), Portogallo (6), Romania (6), Spagna (17), Tunisia (6), Turchia (4), Uzbekistan (8). La regata si articolerà, come sempre, in due giornate di finali: oggi e domani (entrambe con inizio alle 8,30 e conclusione attorno alle ore 12). Ieri il prologo con le batterie dove la sorpresa è venuta dal "quattro senza" senior di Lorenzo Carboncini, Niccolò e Carlo Mornati e Alessio Sartori. I vicecampioni mondiali in carica sono stati battuti dal "quattro senza" della Germania (Wuhner, Wuhner, Schomann-Finck, Seibt) nella batteria più attesa. I tedeschi hanno chiuso la regata di duemila metri in 6'21"50, gli azzurri con a bordo il terracinese Sartori in 6'25"50. «Abbiamo un po' sottovalutato la gara spiega Sartori, 31 anni, nato a Terracina e residente a Borgo Hermada ma dobbiamo anche ammettere che Carlo Mornati è reduce da un periodo di acciacchi fisici alla schiena che l'hanno "bloccato" per una settimana». Per Sartori, fuoriclasse delle Fiamme Gialle di Sabaudia, quella di Pechino sarà la sua quarta olimpiade dopo l'oro di Sydney 2000 nel "quattro di coppia" e il bronzo di Atene 2004 in "doppio". E dunque il Memorial Paolo d'Aloja 2008 è la prima tappa del percorso che condurrà a Pechino, è particolarmente qualificato anche dal punto di vista tecnico. e rappresenterà un test significativo per la squadra azzurra schierata al completo, compresi i cinque equipaggi che hanno già timbrato il pass olimpico e gli altri che potrebbero conquistarlo nell'ultima prova utile, a Poznan (Polonia), a metà giugno: due senza, doppio e otto maschile seniores; singolo femminile senior e doppio femminile pesi leggeri. Tornando ai risultati delle batterie di ieri va segnala la buona prova nel "doppio" senior di Simone Venier e Luca Agamennoni, un equipaggio completamente targato Fiamme Gialle Sabaudia dove Venier, 24 anni è anche lui un vogatore di Terracina nato e cresciuto nel vivaio della Finanza. Sempre nel "doppio" senior buon secondo posto in batteria per il vogatore di Priverno, Romano Battisti che è tesserato per il Circolo canottieri Aniene di Roma. Battisti era insieme a Jean Smerghetto e sono stati battuti solo dal Belgio (Raes, Mayens). Oggi le finali e domani nuovamente finalissime. E sul lago del Ternano dove si specchia l'antico borgo reatino di Labro si respira un profumo cinese.
di ALDO CEPPARULO
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