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BOMBA - All’interno dell’11° edizione della manifestazione "Sportfestival", ieri mattina si è svolta sul lago di Bomba, la Regata Regionale di Canoa e Canottaggio “Trofeo Ettore Rapino”. La manifestazione, promossa dal Consorzio Valsangro Promotional Tour, è stato un valido test per le gare di canoa e canottaggio inserite nel programma dei Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009, che si terranno proprio a Bomba. La regata ha visto la partecipazione di equipaggi maschili e femminili delle categorie Allievi B e C , Cadetti, Ragazzi, Junior, Senior, Pesi Leggeri con imbarcazioni 7,20 – 1x – 2x – 4x – valida per le classifiche nazionali. Ospite d’onore della manifestazione, Alessandro Corona, quattro volte campione mondiale di canottaggio. Erano presenti il delegato regionale della Federazioni di Canotaggio, Nicola De Luca, il delegato regionale FICK (Federazione Italiana Canoa Kayak), il Coordinatore Esecutivo dei Giochi del Mediterraneo Pescara 2009, Paolo De Angelis. I risultati delle gare: Canoa: 1X singolo ragazzi m 2000 1° Matteo Ciano (Pesaro); 7,20 allievi B m 100 1° Lorenzo Lopez (Ravenna); 2X doppio senior m 2000 1° Giancarlo Cicconetti (Pescara); 7,20 allievi C m100 1° Eugenio Balducci (Pesaro); 2X doppio ragazzi m 500) 1°Catenelli-Lontani (Ravenna); 1X singolo senior m.2000 1° Giancarlo Russo (Pescara). Arbitri: Sante Baldassari, Sebastiano Pellegrini.
SABAUDIA - Allora, ci siamo, Pechino sarà la tua quarta olimpiade? «Beh, devo ammetterlo, gli anni passano ma l’entusiasmo e la voglia di far bene è sempre quella: intatta, immutata». Stavolta sarà con il “quattro senza”... «Una barca che mi piace molto e con la quale non ho mai gareggiato a questi livelli. Ma le sfide sono quelle che mi affascinano e, del resto, noi siamo i vicecampioni mondiali in carica». Alessio Sartori, 31 anni, nato a Terracina e cresciuto nel “vivaio” delle Fiamme Gialle di Sabaudia, la società per la quale gareggia da sempre “in esclusiva”, è il più blasonato canottiere che il Lazio abbia mai espresso. Alto due metri, stazza 103 chili e ha nella determinazione e nella freddezza le sua doti psicologiche prioritarie. Quelle fisiche sono legate a una potenza muscolare eccezionale e una plasmabilità di vogata che lo ha visto regatare in tutte le specialità ad alti livelli. Restando in ambito olimpico nel ’96 ad Atlatana (Usa) ha chiuso al quarto posto nel “quattro di coppia”; quattro anni dopo in Australia, a Sydney, ha conquistato l’oro sempre nel “quattro di coppia”; nel 2004, ad Atene, con il “doppio” ha chiuso al terzo posto, un bronzo che per un attimo era sembrato oro. E a Pechino? «Che dire? Intanto è il continente, l’Asia, che mi mancava sul piano olimpico. Poi la nostra barca è suscettibile di ulteriori progressioni e con i miei compagni il capovoga Lorenzo Carboncini delle Fiamme Oro di Sabaudia e i fratelli Carlo e Niccolò Mornati del Circolo canottieri Aniene di Roma certo non andremo in Cina per fare le comparse». Insomma, puntate al podio? Al gradino più alto? «Certo non andremo a Pechino per fare le comparse, ma il parco degli avversari va facendosi sempre più agguerrito. Se l’anno scorso, ai Mondiali di Monaco di Baviera siamo stati battuti dalla Nuova Zelanda, in questi mesi sono stati gli olandesi, gli inglesi e anche gli sloveni a darci del filo da torcere. Per non parlare degli usa che stanno davvero facendo vedere ottime cose con il loro “quattro senza”. Insomma, c’è di che preoccuparsi». In tutti questi anni di direttori tecnici della Nazionale ne ha visti tanti, com’è il rapporto con quello attuale, con Andrea Coppola? «Direi ottimale, c’è buona sintonia e soprattutto stiamo cercando di migliorare nel numero di colpi in acqua e nella possibilità di chiudere la regata con un rush, che nel canottaggio si chiama serrate, ancor più esplosivo».Qualche ringraziamento particolare in questi mesi di duri allenamenti per arrivare a Pechino, l’8 agosto prossimo, al massimo della forma? «Oltre a mia moglie Monica, che mentre noi ci alleniamo a Piediluco è a Sabaudia con i nostri due bambini, mi viene spontaneo dire un grazie di cuore al presidente del Circolo Canottieri Aniene, Giovanni Malagò. Con me remano due suoi atleti, i fratelli Carlo e Niccolò Mornati, ma il presidente Malagò ci è sempre molto vicini dimostrandosi davvero interessato ai nostri allenamenti». E dopo Pechino? Dopo la quarta Olimpiade di Alessio Sartori? «Nulla esclude che io possa arrivare anche ad una quinta Olimpiade, ma intanto restiamo concentrati su questa: su Pechino. Le sensazioni positive ci sono, io e i miei compagni anche se a Poznan abbiamo vinto solo la finale B diamo appuntamento a tutti sulle acque cinesi: è lì che dovremo essere al top della preparazione».
di ALDO CEPPARULO
CIVITAVECCHIA - Erika Bello guarda avanti. La delusione di Poznan, con relativo addio alle Olimpiadi di Pechino, è stata di quelle toste, ma la vogatrice civitavecchiese non è tipa da mettersi a piangere sul “latte versato”. «Avevo fatto mille sacrifici per cercare di qualificarmi ai Giochi - afferma Erika - e purtroppo non ci sono riuscita. Ma la vita e la carriera vanno avanti e quei sacrifici mi serviranno comunque per altre gare». Pensa positivo la Bello e ora concentra le sue attenzioni sui Mondiali di luglio a Linz in Austria. «Sì - dice - è un appuntamento a cui tengo. Cercherò di essere scelta per il singolo pesi leggeri, la barca che preferisco. Mi piacerebbe entrare in finale, magari vincere una medaglia. Altrimenti c’è il quattro di coppia, un equipaggio di valore, che sicuramente potrebbe ambire a qualcosa di importante. Nei prossimi giorni partiranno le prove di selezione e poi il commissario tecnico deciderà». Sguardo rivolto al futuro, dunque, anche se il passato (e non potrebbe essere altrimenti) è troppo recente per essere cancellato del tutto. «In Polonia - spiega la canottiera locale - io e la mia compagna Laura Milani siamo arrivate al massimo. Ma Olanda e Stati Uniti, le due squadre che hanno staccato gli ultimi due biglietti disponibili per Pechino, erano più forti. Peccato, perché noi abbiamo lavorato davvero tanto. Chissà, se ci avessero messo insieme prima del giugno 2007, forse avremmo potuto fare qualcosa di più. Ma ormai è andata ed è inutile stare a recriminare. Certo, mi dispiace perché a 32 anni per me non sarà più tanto facile partecipare a un’Olimpiade...». Eppure non è ancora detto del tutto che quella di Pechino sia sfumata. «In effetti - riprende Erika - ho ancora la speranza di poter essere convocata come riserva di tutti gli equipaggi femminili, singolo escluso. Sarebbe una bella soddisfazione e andando in Cina da non gareggiante, potrei forse anche godermi di più l’atmosfera a “cinque cerchi”. Si vedrà. Io come sempre ce la metterò tutta per farmi notare». Il bello della... Bello è appunto che non vive di rimpianti. E infatti ad appendere i remi al chiodo neppure pensa. «No, no - si affretta a dire - il canottaggio è la mia vita. Dopo questi Mondiali, l’altro appuntamento a cui tengo molto è la rassegna iridata del 2010, anno non olimpico, in Nuova Zelanda. Ecco, lì vorrei esserci e mi piacerebbe gareggiare da senior, lavorerei più tranquilla, senza più l’assillo del peso. E penso che avrei più chance da giocarmi anche nel singolo». E dopo la Nuova Zelanda? «Non lo so, non è il caso di fare programmi a così lunga scadenza. Anche perché tra i miei desideri e quelli di mio marito Angelo, che in questi anni mi ha visto col contagocce, c’è un figlio. Potrei pure prendermi una pausa e poi ricominciare a vogare. In tante lo hanno fatto, Josefa Idem (la campionessa altoatesina di canoa, ndr) insegna». Anche perché nel 2012 ci sono le Olimpiadi di Londra... «Sì, una manifestazione lontana, alla quale per ora non penso. Però so anche che l’appetito aumenta strada facendo. Può darsi che fra quattro anni mi venga voglia di una bella colazione all’inglese...». Può darsi. Con Erika Bello non si sa mai. di ANDREA BENEDETTI MICHELANGELI
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