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Domenica 02 Novembre 2008

ROMA - Si può gioire in caso di sconfitta? Certo che sì. A me è capitato due settimane fa, a Boston, durante la Head of the Charles, la più importante regata di canottaggio del mondo. Ero lì, insieme all'equipaggio dell'Otto Veterani del Circolo Aniene. Abbiamo perso, maluccio. Anche un po' per colpa mia. Malgrado la sconfitta, però, siamo tornati in Italia felici. E adesso vi spiego perché.
Come ho già scritto, lo sport è quella cosa meravigliosa dove si prova a vincere imparando a perdere. Vincere è l'eccezione. Perdere è la norma. Perché nella vita, e quindi nello sport, c'è sempre qualcuno più forte di te. Nel nostro caso, poi, la sconfitta era annunciata. Siamo otto dilettanti nel senso puro della parola, nessuno di noi è mai stato campione italiano, europeo, del mondo. Ci piace il canottaggio, lo facciamo discretamente e andiamo in giro su fiumi e laghi a misurarci con ex campioni di livello internazionale. Questo è già un successo. Per darvi un'idea di cosa abbiamo fatto noi dilettanti romani (Marcello, Paolo, Giuseppe, Roberto, Paolo, Paolo, Ferdinando ed Enrico), con al timone Gaetano (lui però mito del canottaggio), vi dò dei numeri. In una gara massacrante, che per noi è durata venti minuti (l'anno scorso diciannove, a trenta colpi di remo al minuto!), il nostro distacco dai più forti al mondo è stato di circa quattro minuti. Il 25% in più. Sarebbe come correre i cento metri, a quasi sessant'anni come me, in 12 secondi e qualcosa. Oppure fare la maratona in due ore e quaranta. O i cento metri di nuoto in meno di un minuto. Insomma, tempi da fantascienza. E questo si ottiene allenandosi e facendo grandi sacrifici. Insomma, perdere così è una soddisfazione. Dimenticavo il nostro piazzamento: terz'ultimi tra i cinquantenni. Ma primi degli italiani, perché dietro a noi ci sta il Circolo Tevere Remo. Per il quale vale lo stesso ragionamento: bravi comunque.
Per fortuna, a Boston, avevamo dei compagni di Circolo Aniene che sono andati meglio di noi. Innanzitutto l'equipaggio femminile, allenato da Giulia Benigni, che ha stampato un tempo da record. Sono anche loro terz'ultime, ma sono sicuramente tra le prime cento dilettanti al mondo. Evviva! Poi il quattro di coppia maschile (Marco, Luca, Roberto, Riccardo), anche loro terz'ultimi ma alla prima esperienza e con un tempo super. In Quattro quasi come un Otto. E infine la nostra Nazionale dei quarantenni, guidata dall'olimpionico Raffaello Leonardo (Fabio, Claudio, Michele, Andrea, Andrea, Stefano, Cristiano) che sono arrivati decimi. E questo decimo posto, con un tempo di valore assoluto, è un successo strepitoso perché mai nessun circolo italiano era entrato, a Boston, nel giro dei migliori del mondo. Aggiungo qualche nota di colore. La Head of the Charles è la Wimbledon del canottaggio. Chi non l'ha mai fatta non può dire di avere provato sul serio la gioia del remo. E' una festa popolare, un trionfo della lealtà sportiva. E' la passione, la forza, il sacrificio, la voglia di competere, di imparare, di soffrire. E' il sogno degli uomini migliori: quello di provare a superare i propri limiti. E' la fuga dalla meschineria quotidiana. E' una piccola grande avventura. Che dura solo venti minuti. Ma dopo ore e ore passate in palestra, sul fiume, ad allenarsi, a sognare.
Lo sport è questo sogno. Che finisce sempre bene. Comunque. 

 
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