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PIEDILUCO - Se è vero che la storia si ripete, la storia del canottaggio ha un nome su tutti, anzi un cognome: Abbagnale. Una dinastia che, da Giuseppe e Carmine ad Agostino, ha messo braccia e gambe in tutte le medaglie d’oro olimpiche conquistate dall’Italia nello sport del remo. Giuseppe, in barca con il fratello Carmine, timoniere Peppino Di Capua, ha vinto due medaglie d’oro olimpiche nel due con e quattro titoli mondiali nella stessa specialità. Agostino, il più giovane dei tre fratelli, ha portato a casa tre ori olimpici e due titoli mondiali. Vincenzo, classe 1993, è l’ultimo “prodotto” di questa dinastia che come nessun’altra ha dato gloria allo sport italiano: serio, un po’ timido, ma molto determinato, il figlio di Giuseppe Abbagnale è stato convocato dal ct Claudio Romagnoli per il primo raduno azzurro della stagione nel Centro remiero della Federcanottaggio, sul lago di Piediluco. Trentacinque ragazzi e un unico obiettivo: conquistare un posto nella nazionale che parteciperà ai prossimi campionati mondiali juniores dal 5 al 9 agosto a Brive La Gaillarde in Francia. Vincenzo è fra i più giovani convocati, ma ha già dimostrato di che pasta è fatto, piazzandosi al quinto posto assoluto nei test al remorgometro: davanti a lui quattro ragazzi di due anni più grandi, e nel canottaggio, a quella età, due anni in più fanno davvero una grande differenza.«Questo è solo un raduno, la nazionale non è sicura - spiega un po’ schivo Vincenzo in una pausa degli allenamenti - ma tutti noi abbiamo come traguardo i mondiali. Qui siamo tutti uguali». Lavoro, fatica, ma anche tanto entusiasmo: è questa l’essenza del canottaggio. E poi c’è il contatto con la natura, il piacere di praticare uno sport che riempie anima e cuore oltre che la vista. Dieci allenamenti alla settimana, sveglia alle 5,30, uscite in barca anche sotto la pioggia, ma anche tanto lavoro in palestra. Per Vincenzo Abbagnale, tutto questo è normale, è la sua vita: «Ho la sveglia puntata tutte le mattine alla 5,27 - racconta - poi, se il mare è calmo (si allena e gareggia per lo Stabia di Castellammare) si esce in barca, altrimenti si lavora al remoergometro. Alle 8,30 si va a scuola fino all’ora di pranzo. Poi si cerca di studiare, per quanto la testa te lo permette e, alle 16, via per il secondo allenamento. Certo, si devono fare parecchie rinunce. Spesso sei costretto a dire di no a un’uscita con gli amici perchè ti devi alzare presto al mattino. Ma se alla fine arrivano le soddisfazioni ti senti ripagato, e molto, della fatica che si fa». Spinto da papà Giuseppe, Vincenzo Abbagnale si è avvicinato al canottaggio dopo aver praticato calcio, nuoto e danza moderna. «Fu mio padre a chiedermi di provare. All’inizio non mi appassionava - confessa - ma dopo le prime regate, quando sono arrivati anche i risultati e le prime medaglie, ha cominciato a piacermi». Sedici anni, un futuro tutto ancora da costruire, il rampollo di Casa Abbagnale sembra non soffrire troppo il peso e la responsabilità del nome che porta: realista e distaccato, sa già quali sono i rischi ai quali può andare incontro. «Un cognome di questo calibro - spiega - può creare dei problemi, pesa un po’, perchè gli avversari sono più agguerriti e si impegnano al limite per arrivare davanti a te. Ma io ce la metterò tutta per provare a mantenere la tradizione della mia famiglia. Papà mi segue, come segue tutti i ragazzi del circolo. Mi dà consigli e per me è come se fosse un secondo allenatore». Ma non c’è solo il canottaggio nella vita di Vincenzo Abbagnale. «Il calcio? Si, lo seguo, ma non dico per chi faccio il tifo, passerei dei guai». Poi si lascia andare: «Diciamo che sono metà napoletano e metà juventino». Papà Giuseppe, intanto, a casa, a Castellammare di Stabia, gongola e si gode il momento di gloria di Vincenzo. Parla del figlio con l’amore di un padre, ma anche con la consapevolezza di quanto sia difficile emergere nello sport agonistico. «Per me è un piacere, ma anche una responsabilità enorme. Vincenzo vive con un po’ di preoccupazione la sua situazione e il primo obiettivo è non fargli pesare il cognome che porta. Finora ci sono riuscito. E devo dire che lui mi dà una grossa mano in questo: è molto responsabile e maturo per la sua età». Il ct Claudio Romagnoli, punta molto sulle potenzialità di Vincenzo Abbagnale, ma si coccola tutti i 37 ragazzi presenti presenti al raduno di Piediluco. «Questa è una grande famiglia - racconta con l’affetto di un padre - Il canottaggio deve essere il piacere di stare in gruppo, si creano legami e amicizie, con un leader, l’allenatore, che diventa il punto di riferimento. Solo così si ottengono i risultati». Ed eccoli i giovani campioni di domani: Vincenzo Abbagnale, Catello Elefante, Luca Parlato, Francesco Schisano, e Vincenzo Serpico (Stabia); Mauro Acerra, Massimiliano Rocchi, Andrea Sterlicchio (Lazio); Alessandro Addabbo, Marco Di Costanzo, Giuseppe Minichini (Posillipo); Marco Alberti (Sisport Fiat); Marco Alberto Andreaucci (Firenze); Simone Angeloni (Tevere Remo); Roberto Bianco, Pietro Loporchio, Giuseppe Vicino (Italia); Marco Calamaro (Napoli); Filippo Carcano, Fabio Vigliarolo (Gavirate); Matteo Macario (Sebino); Francesco Cardaioli, Davide Stefanile (Padova); Pasquale D’Andria (Irno); Davide De Luca (Nettuno); Emanuele Ferraiuolo (Fiamme Gialle); Simone Macrì (Corgeno); Giorgio Mangano, Cristiano Nessi (Saturnia); Michele Manzoni (Baldesio); Edoardo Margheri (Calcinaia); Matteo Mulas, Marco Pacelli (Lavoratori Terni); Federico Romani (Arno); Davide Tabacco (Moltrasio); Elio Xibilia (Siracusa); Alin Petru Zaharia (Armida).
Massimo Marchesi
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